Se mi chiedete cosa non cambierei del Pecorino al MonteNero, la risposta è semplice. Non cambierei il posto. Non cambierei il luogo dove cresce l’uva, quei terreni ai piedi dell’Ascensione che erano di mio nonno prima che diventassero miei. Perché ogni vino che vale qualcosa racconta un territorio. Non una tecnica, non una ricetta. Ma un posto preciso, con la sua esposizione, il suo suolo, la sua storia. Se cambiassi la provenienza dell’uva, non starei migliorando il vino. Starei facendo un vino diverso. E non è quello che voglio fare. Il Pecorino al MonteNero è quello che è perché nasce lì, e solo lì. Produco e vinifico esclusivamente uve di mia proprietà. Niente acquisti, niente compromessi sulla materia prima. È una scelta che limita le quantità, certo. Ma è l’unica che mi permette di dire con certezza da dove viene quello che c’è nella bottiglia. Tutto il resto (le tecniche, i tempi, le sperimentazioni) può evolvere, cambiare, migliorare. Il posto no. Il posto è la ragione per cui esiste questo vino. E finché esiste Quntì, resta lì.