Se dovessi descrivermi in una parola, direi folle. Non come insulto, ma come punto di orgoglio. Perché bisogna essere un po’ folli per fare quello che ho fatto. Quntì nasce nel 2020. L’anno che tutti ricordano per le ragioni sbagliate. Nel mezzo di tutto quello che è successo al mondo, alle persone, ai mercati, io ho deciso di impiantare un vigneto, costruire una cantina e produrre un unico vino. Un solo vino. Non una linea, non più etichette per coprire più segmenti, non una strategia commerciale diversificata. Un vino. Quello che viene da quel posto, da quell’uva, da quella storia. Nel mondo del vino di oggi, con tutto quello che offre il mercato, è una scelta inusuale. Quasi controcorrente. Eppure sono convinto che sia quella giusta. Perché il cliente finale è sempre più esigente, sempre più capace di riconoscere la differenza tra chi racconta qualcosa di vero e chi riempie semplicemente gli scaffali. Quello che sopravviverà, nel tempo, sarà chi rappresenta un unicum, un vino che non puoi trovare altrove, legato a un territorio preciso, a una persona precisa, a una storia che non si replica. Le cose scontate finiranno. Prima o poi, finiscono sempre. La follia, quella vera, quella con le radici… resta.